La PEC: progettata male e realizzata peggio

La PEC rappresenta il tentativo di trasporre la raccomandata con ricevuta di ritorno dal mondo analogico a quello digitale, con tutti gli identici problemi (inevitabili, ma conosciuti e accettati) più una miriade di problemi nuovi.

Ne ho viste di tutti i colori, caselle PEC piene di enti pubblici, importanti aziende, privati... (ma per quanto tempo sei tenuto a mantenere i messaggi?):

  • Ricevute arrivate, ma PEC sparite nel nulla.
  • Gente che pretende di inviare allegati da 200 MB (ogni provider ha regole diverse).
  • Gente che invia allegati in formati strani e creativi. Cosa succede se il destinatario non è in grado di leggerli?

Oltre al problema, noto, ovvero che non sempre si conosce l'associazione tra casella di posta e soggetto giuridico che ci sta dietro.

A livello di sicurezza poi non ci siamo. I server di posta tradizionali — Postfix, Exim, Dovecot — sono software open source, usati da milioni di persone nel mondo, aggiornati regolarmente, e comunque presentano costantemente numerosi bug. Figuriamoci un software proprietario, chiuso, gestito da pochi fornitori: chi lo sviluppa? Chi lo aggiorna? Quanti occhi lo guardano? Se i bug si trovano anche nei progetti open source più grandi e controllati, cosa ci si può aspettare da un software di nicchia che nessuno può vedere?

Poi certo agli utenti piace, sostanzialmente perché possono inviare infinite "raccomandate elettroniche" a costo quasi zero ed il destinatario ha l'obbligo di rispondere.

Purtroppo si tratta di uno strumento che cerca di risolvere un'esigenza reale, però è progettato male e realizzato peggio.