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L'IA sostituirà anche i vertici aziendali?

Commento del 2025 su un blog, in risposta a un post sull'impatto dell'IA nel mondo del lavoro.

Ai vertici aziendali l'IA piace molto perché promette di poter sostituire molto personale, in particolare chi svolge mansioni di livello medio/basso. Ed in effetti questa prospettiva è molto fondata, dato che molti dipendenti sono intrappolati in lavori superflui, ripetitivi o a basso valore aggiunto, a volte nemmeno per colpa loro ma spesso per inefficienze organizzative stratificate nel tempo.

La vera ironia, che cerco sempre di far presente, è che l'IA non minaccia soltanto la base della piramide, ma potrebbe sostituire anche gli stessi vertici aziendali che oggi si stanno impegnando molto per introdurla!

Chi decide di introdurre l'IA per ridurre il personale dovrebbe chiedersi, prima, se la stessa logica non si applica anche al suo ruolo.

L'IA come collaboratore, non come scorciatoia

Commento del 2025 su un blog. Lo ripubblico perché la distinzione tra "AI come collaboratore" e "AI come copia-incolla" è ancora la più importante da fare.

Tempo fa avevo scritto una libreria che estende un progetto open source, si tratta di un prodotto di nicchia che ha pochi download, è abbastanza semplice ma mi serviva e non esisteva, e svilupparlo è stato molto interessante. La qualità del codice che avevo scritto era discreta, ed il prodotto funzionava abbastanza bene anche se con diverse limitazioni di cui ero ben conscio.

Di recente ho provato con AI a vedere dove poter intervenire: ho chiesto di analizzare la qualità del codice, se ci fossero incoerenze, codice duplicato etc. ed ho avuto diversi suggerimenti, alcuni molto utili, altri che invece non ho ritenuto interessanti. Mi è stato segnalato un bug che, in realtà, non esisteva. Ma effettivamente un caso particolare era gestito, a livello di codice, in maniera non ottimale. Ho sistemato il sistema di inizializzazione, l'ho reso configurabile, ho scritto la documentazione, ho scritto una suite di test per verificare il corretto funzionamento della procedura e per essere certo che, quando correggo il codice o aggiungo funzionalità, il prodotto continua a funzionare.

Tutte cose che avrei saputo fare anche da solo, ma che portavano via tempo e concentrazione. Sostanzialmente ho usato l'AI come motivatore, o più che altro come collaboratore, non ho fatto nessun copia ed incolla a caso.

Da un lato credo che uno sviluppatore discreto, utilizzando opportunamente l'AI, possa arrivare a risultati eccellenti. D'altra parte anche uno sviluppatore scarso, utilizzando impropriamente l'AI, può ottenere risultati che sembrano buoni - ma non necessariamente lo sono. Diventa quindi più difficile discriminare chi è bravo da chi non lo è.

Joel Spolsky sosteneva che per assumere uno sviluppatore devi vedere come scrive codice, non come parla. È una delle 12 domande del suo Joel Test: "I nuovi candidati scrivono codice durante il colloquio?".

I "take home test" sono un'evoluzione di questo principio. Per dire, non so in Italia ma all'estero le ditte che dovevano assumere sviluppatori facevano una selezione fin da subito tramite "take home test", dei piccoli progetti da sviluppare in qualche mezza giornata ma che davano una idea della qualità del codice che si sapeva produrre. Oggi come si fa? Con un po' di AI, ed evitando nel contempo di fare troppi copia+incolla indiscriminati, è molto facile far sembrare di essere molto bravi.

Probabilmente l'AI spazzerà via diverse professioni, sono cose che sono sempre successe con le varie innovazioni tecnologiche ma forse siamo di fronte ad eventi più estremi.

Grafici? Traduttori? Interpreti? Speaker? E non sono tranquillo nemmeno per il futuro degli sviluppatori, sì, la qualità dell'AI non è sempre ottimale, ci sono molti errori, aspetti da migliorare, e molte attività per le quali l'intervento umano è sempre indispensabile, ma sarà sempre così? D'altra parte anche molti sviluppatori pagati come tali non è che siano sempre all'altezza del loro ruolo! Forse ne serviranno sempre meno? Pochi ma di livello alto? Staremo a vedere!

L'AI vista da chi l'ha studiata vent'anni fa

Commento del 2021, prima dell'esplosione degli LLM. Molte delle cose che scrivevo allora le penso ancora, ma il contesto è cambiato: oggi l'AI non è più solo una questione scientifica, è una questione politica, economica e sociale. Il commento va letto con quella consapevolezza.

Ho studiato AI circa 20 anni fa e vedo che le critiche che si fanno oggi sono le stesse di una volta, nonostante gli enormi ed evidenti progressi in merito.

Certamente il termine "intelligenza" è stato scelto dal marketing e non dagli scienziati, mentre per definizione una macchina è considerata "pensante" se è in grado di fare la scelta "migliore" con i dati che ha a disposizione. In questo senso una macchina può davvero essere intelligente, tanto quanto un aereo è senz'altro in grado di volare pur non cercando minimamente di imitare il volo degli uccelli.

Dire che tutta la AI si basi sul "pattern recognition" o meglio ancora sulla classificazione è estremamente riduttivo. La classificazione è un sottoinsieme dell'apprendimento automatico che a sua volta è un sottoinsieme dell'intelligenza artificiale.

Un non informatico che vede dei semafori che viaggiano in autostrada vede il fallimento, a me invece sembra un risultato fantastico, il risultato in termini scientifici è notevole.

[Qui mi riferivo a quei video di demo di computer vision in cui il sistema di riconoscimento "vede" un semaforo dove non c'è, magari su un'immagine di un'autostrada. Un non informatico guarda la scena e pensa "ma che scarso, non riconosce nemmeno un semaforo!". Ma il punto non è l'errore: è che il sistema ha imparato qualcosa sulla forma dei semafori. Un essere umano non ci fa caso perché riconosce il contesto; la macchina non ha ancora quel livello di comprensione. Ma il salto tecnico rispetto a dieci anni prima è enorme.]

Già da oggi ci sono determinati ambiti in cui le macchine battono notevolmente gli umani, ho visto di recente un sistema che analizza le tac per la diagnosi di ictus, e che produce un risultato in un paio di minuti contro i 20-30 di una diagnosi manuale. Si tenga conto che ogni minuto di ritardo è un'enormità dal punto di vista clinico.

E tutta l'analisi dei big data? Senza le macchine non sarebbe possibile.

Significa che il computer è più intelligente di un umano? Certamente no, ma il suo aiuto è insostituibile. Va però scelto quando affidarsi ad esso: chi lascia il controllo del volante ad un sistema automatico non dimostra certamente più intelligenza della macchina cui si affida.