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Mappare Condivisioni di Rete in base al Gruppo di appartenenza

Molte volte nello script di logon c'è la necessità di mappare condivisioni di rete in base ai gruppi cui appartiene un utente.
L'articolo How Can I Map Drives Based on Membership in a Group? tratto dal sito di Microsoft spiega molto bene il problema e fornisce una valida introduzione; lo script presentato però è molto semplificato. Ho cercato di estenderlo in base alle esigenze della mia azienda.

Gruppo Primario
Il codice tratto dall'articolo di Microsoft restituisce tutti i gruppi, ad esclusione del gruppo primario dell'utente :

Set objSysInfo = CreateObject("ADSystemInfo")
Set objNetwork = CreateObject("Wscript.Network")

strUserPath = "LDAP://" & objSysInfo.UserName
Set objUser = GetObject(strUserPath)

For Each strGroup in objUser.MemberOf
  strGroupPath = "LDAP://" & strGroup
  Set objGroup = GetObject(strGroupPath)
  strGroupName = objGroup.CN
  Wscript.Echo strGroupName 
Next

Se la objectUser.MemberOf contiene soltanto un gruppo questo il codice qui sopra va in errore, poiché MemberOf non è un array. Bisogna quindi distinguere se si tratta di un array oppure di un gruppo singolo in questo modo:

If isArray(objUser.MemberOf) then
  For Each strGroup in objUser.MemberOf
      strGroupPath = "LDAP://" & strGroup
      Set objGroup = GetObject(strGroupPath)
      checkGroup Unit, objGroup.CN
  Next
Else
    strGroupPath = "LDAP://" & objUser.MemberOf
    Set objGroup = GetObject(strGroupPath)
    checkGroup Unit, objGroup.CN
End If

Alla collezione MemberOf manca dunque il gruppo primario dell'utente, che generalmente è Domain Users ma potrebbe sempre essere stato modificato. Possiamo però ottenere il codice del gruppo primario con objUser.PrimaryGroupID e scorrere l'elenco dei gruppi fino a che non troviamo il gruppo con questo ID. La funzione che restituisce il nome del gruppo dato l'ID è la seguente:

Function GetPrimaryGroup(ByVal GroupID)
Set objConnection = CreateObject("ADODB.Connection")
Set objCommand = CreateObject("ADODB.Command")

objConnection.Provider = "ADsDSOObject"
objConnection.Open "Active Directory Provider"

Set objCommand.ActiveConnection = objConnection
objCommand.Properties("Page Size") = 100
objCommand.Properties("Timeout") = 30
objCommand.Properties("Cache Results") = False

Set objRootDSE = GetObject("LDAP://RootDSE")
strDNSDomain = objRootDSE.Get("defaultNamingContext")

objCommand.CommandText = "<ldap://" & strdnsdomain & ">;" &_
  "(objectClass=group);" &_
  "sAMAccountName,primaryGroupToken;subtree"

Set objRecordSet = objCommand.Execute

Do Until objRecordSet.Eof
  If objRecordSet("primaryGroupToken").Value = GroupID Then
    GetPrimaryGroup = objRecordSet("sAMAccountName").Value
    Exit Do
  End If
  objRecordSet.MoveNext
Loop

objRecordset.Close
objConnection.Close

Set objRecordset = Nothing
Set objConnection = Nothing
End Function

Non sono soddisfatto di questa funzione, in quanto non sono riuscito a filtrare il gruppo direttamente nel CommandText e sono pertanto costretto a scorrere tutti i gruppi tramite Loop, fino a che non trovo il gruppo con il codice ID che stavo ricercando, ma.... comunque funziona.

Associazione Gruppi-Condivisioni
Tramite l'oggetto Scripting.Dictionary creo un elenco di associazioni tra gruppi e relative aree condivise, come ad esempio:

Set d = CreateObject("Scripting.Dictionary")

d.Add "Finanziario", "\\server01\fs\Finanziario"
d.Add "Personale", "\\server01\fs\Personale"
d.Add "Legale", "\\server02\Legale"

MapNetworkDrive
A questo punto posso scorrere tutto l'elenco dei gruppi cui l'utente appartiene, passando ogni singolo gruppo alla seguente procedura. Se il gruppo appartiene alla lista dei gruppi a cui è associata un'area condivisa, tale area viene montata nel disco "Unita".

Sub checkGroup(ByRef Unita, ByVal Group)
On Error Resume Next
  If d.Exists(Group) Then
    objNetwork.RemoveNetworkDrive Unita & ":"
    objNetwork.MapNetworkDrive Unita & ":", d(Group), False
    Unita = Chr(Asc(Unita) + 1)
  End If
End Sub

Codice Finale
Il codice finale è il seguente, a cui vanno aggiunte la sub e la funzione presentate in precedenza:

On Error Resume Next

Set objSysInfo = CreateObject("ADSystemInfo")
Set objNetwork = CreateObject("Wscript.Network")

rem *** associazioni gruppo-percorso
Set d = CreateObject("Scripting.Dictionary")

d.Add "Finanziario", "\\server01\fs\Finanziario"
d.Add "Personale", "\\server01\fs\Personale"
d.Add "Legale", "\\server02\Legale"

rem *** prima unità di rete da connettere
Unit = "O"

rem *** utente corrente
Set objUser = GetObject("LDAP://" & objSysInfo.UserName)

rem *** controlla il gruppo primario ***
checkGroup Unit, GetPrimaryGroup(objUser.PrimaryGroupID)

rem *** controlla gli altri gruppi ***
For Each strGroup in objUser.MemberOf
strGroupPath = "LDAP://" & strGroup
Set objGroup = GetObject(strGroupPath)
checkGroup Unit, objGroup.CN
Next

rem *** cleanup
d.RemoveAll

Se un utente appartiene a più gruppi che dispongono di un'area associata, questo script monta tutti i percorsi di rete a partire dalla lettera O:, poi P:, Q: etc...
L'area di lavoro associata al gruppo primario verrà sempre montata come unità O:, mentre le altre aree saranno montate a seguire.
Se la stessa area di lavoro è associata a più gruppi, ed un utente appartiene a più di uno di questi gruppi, la stessa area verrà montata più volte.

Happy logging on!

Variabili d'ambiente nello script di Logon

Come settare le variabili di ambiente in uno script di logon?
In VBScript si può fare così:

Set WshShell = WScript.CreateObject("WScript.Shell")
Set WshUEnv = WshShell.Environment("User")

WshUEnv("INIAPP") = "%USERPROFILE%\APP.INI"

(in questo esempio ho settato alla variabile INIAPP, relativa all'ambiente dell'utente, il valore "%USERPROFILE%\APP.INI"). Per rendere la modifica permanente, aggiungo anche la seguente riga:

WshShell.RegWrite "HKCU\Environment\INIAPP", "%USERPROFILE%\APP.INI", "REG_EXPAND_SZ"

Capita spesso inoltre di dover modificare il PATH di ricerca. La soluzione che utilizzo è la seguente, e mi permette di evitare di avere PATH doppi:

Set WshShell = WScript.CreateObject("WScript.Shell")
Set WshUEnv = WshShell.Environment("User")
Set pp = CreateObject("Scripting.Dictionary")

for each p in Split(WshUenv("PATH"), ";")
  AddPath p
next

AddPath "C:\PROGRAMMA1"
AddPath "C:\ORACLE"
AddPath "C:\TEST"

WshUEnv("PATH") = Join(pp.Keys, ";")
WshShell.RegWrite "HKCU\Environment\PATH", Join(pp.Keys, ";"), "REG_EXPAND_SZ"

pp.RemoveAll
Set pp = Nothing
Set WshShell = Nothing
Set WshUEnv = Nothing

Sub AddPath(path)
  If Not pp.Exists(path) And Trim(path) <> "" Then
    pp.Add path, ""
  End If
End Sub

Suddivido il percorso originario in un array con i percorsi singoli, e con l'oggetto Scripting.Dictionary aggiungo ogni singolo percorso, senza duplicati. Poi ricompongo la stringa.
Semplice ma elegante!

Inviare Check Passivi a Nagios

Nagios è un programma di monitoraggio di computer o risorse di rete che permette di inviare degli avvisi quando un nodo od un servizio non risulta attivo, oppure al ripristino del suo funzionamento.

Per il monitoraggio degli apparati è possibile utilizzare uno dei numerosi comandi predefiniti (es. ping, snmp, etc) oppure è possibile scrivere un comando personalizzato - uno script bash, perl, python o altro va benissimo, l'importante è che tale script restituisca un valore che indica se il servizio che stiamo monitorando è attivo oppure se presenta qualche problema.

Il sistema si occupa in automatico di schedulare i test, di raccogliere i risultati, e di inviare eventuali avvisi.

Oltre a questa modalità di monitoraggio in cui il Nagios effettua dei test ed attende la risposta dagli host remoti, che è detta attiva , è possibile utilizzare una seconda modalità, detta passiva , in cui sono gli host o i servizi remoti che inviano il loro stato al Nagios.

L'utilizzo più tipico consiste nel monitoraggio delle operazioni pianificate, ad esempio backup, allineamento tabelle, etc.
Un task viene eseguito, svolge il backup, l'allineamento, o quant'altro, ed al termine invia al Nagios una notifica con l'esito dell'operazione. Se il Nagios non riceve tale esito entro un certo periodo di tempo (perché il task si blocca prima di inviare l'avviso, o perché il task dura troppo a lungo) può segnalare comunque di non aver ricevuto alcuna informazione e attivare un allarme.

Il servizio può essere definito in questo modo (i parametri possono essere personalizzati a piacere):

define service{
  use                    service-template
  host_name              myhost
  service_description    logs
  freshness_threshold    93600
  notification_period    24x7
  check_command          check_dummy!3 "Dati non ricevuti"
  active_checks_enabled  0
  passive_checks_enabled 1
  notification_interval  0
  check_freshness        1
  check_period           24x7
  max_check_attempts     1
  contact_groups         contatti
  notification_options   c,u,w,r
  notification_interval  0
  notification_period    24x7
}

In cui il comando check_dummy è definito nel seguente modo:

define command {
  command_name    check_dummy
  command_line    $USER1$/check_dummy $ARG1$
}

in questo esempio, Nagios attende il ricevimento di una notifica passiva, e se non riceve una notifica da più di 93600 secondi, allora esegue il comando check_dummy , che imposta lo stato del servizio ad UNKNOWN ed inserisce l'avviso che non riceve i log. Un amministratore di sistema si dovrà dunque preoccupare di approfondire il problema.

Come inviare i dati al server Nagios centrale? Esistono molti sistemi, ma il più semplice ed il mio preferito consiste nell'inviare l'esito dell'operazione direttamente al cmd.cgi che lo mette in coda agli altri eventi e lo fa processare.

Basta inviare un semplice POST HTTP al cgi che si trova in cgi-bin/cmd.cgi e siamo a posto! Come al solito il codice seguente è decisamente semplificato, e non tiene conto di ogni possibile errore o circostanza. In alternativa, è sempre possibile lanciare un buon wget --post="parametri" http://nagios/nagios/cgi-bin/cmd.cgi.

import httplib
import urllib
import sys

argc = len(sys.argv)

if (argc < 6):
  print "Nagios Passive Check Submit"
  print "Esempio:"
  print "nagiospcs Server \"Trasferimento Dati\" 3 \"Errore Import\" \"\""
else:
  data = urllib.urlencode(
    {"cmd_typ" : "30",
     "cmd_mod" : "2",
     "host" : sys.argv[1],
     "service" : sys.argv[2],
     "plugin_state" : sys.argv[3],
     "plugin_output" : sys.argv[4],
     "performance_data" : sys.argv[5]})
  f = urllib.urlopen(
    "http://user:password@servernagios/nagios/cgi-bin/cmd.cgi",
    data)
  s = f.read()
  f.close()

Ave.

Eliminare File Temporanei

Spesso applicazioni ed installer lasciano in giro per l'hard disk un sacco di spazzatura, dimenticandosi allegramente di cancellarla. Anche se è vero che i dischi sono sempre più capienti, e che un po' di file in eccesso non fanno poi così male come molti credono, ogni tanto vale la pena mettere un po' di ordine e di fare un poco di pulizia.

Posizioni dei file temporanei
Dove vengono creati generalmente i file temporanei? In genere vengono salvati nelle seguenti posizioni:

  • %WINDIR%\Temp (tipicamente C:\WINDOWS\Temp)
  • %TEMP% (tipicamente C:\Users\nomeutente\AppData\Local\TEMP, in Windows Vista)

(i file temporanei di Internet Explorer o di altri browser preferisco non toccarli: in questo articolo voglio solo eliminare soltanto i file che si trovano nelle cartelle temporanee utilizzate dagli altri programmi).

Per spazzare via un po' di file inutili dovrebbero quindi essere sufficienti i seguenti comandi:

DEL /F /S /Q "%WINDIR%\Temp"
DEL /F /S /Q "%TEMP%"

Giusto? Al di là del fatto che questi comandi sono particolarmente delicati (attenzione a non sbagliare il percorso!) è importante notare che questi comandi non sono sufficienti in un ambiente multiuser!

Si noti infatti che %TEMP% contiene soltanto il percorso dei file temporanei che appartengono all'utente corrente, ma ogni utente di sistema dispone della sua personale cartella temporanea!

Per svolgere bene il nostro compito, dobbiamo quindi scorrere tutte le variabili di ambiente di tutti gli utenti presenti nel sistema!

Come conoscere tutti gli utenti?
L'elenco degli identificativi degli utenti (detto SID) che dispongono di un profilo nel sistema lo si ottiene interrogando la chiave HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows NT\CurrentVersion\ProfileList:

REG QUERY "HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows NT\CurrentVersion\ProfileList

ed all'interno di ogni SID possiamo ottenere il percorso su disco del profilo interrogando la chiave ProfileImagePath.

Dove sono memorizzate le variabili d'ambiente?
Le variabili per l'utente corrente si trovano in HKEY_CURRENT_USER\Environment , mentre le vabili di tutti gli utenti attualmente attivi sul sistema le possiamo recuperare in HKEY_USERS\SID\Environment.

Se vogliamo fare le cose fatte bene dobbiamo scorrere le chiavi anche per tutti gli utenti che non sono attualmente attivi: in questo caso Windows non carica il profilo in memoria nella HKEY_USERS ma tutte le chiavi si trovano su disco nel file NTUSER.DAT che si trova all'interno di ogni ProfileImagePath.

Lo script
Nello script seguente ho mescolato un po' di tecniche diverse: WMI per scorrere il registro, WScript.Shell per leggere il registro in modalità non espansa (le variabili d'ambiente che contentono il percorso %USERPROFILE% escono tutte espanse con il profilo dell'utente che lancia lo script, e non va bene! Ovviamente non mi piace questo metodo, e spero di trovare una soluzione migliore), ed infine per caricare il file NTUSER.DAT in una chiave temporanea, non ho trovato nulla di meglio di lanciare dalla shell un buon REG LOAD...arh, brutto ma funzionale!
Fortuna che dopo qualche errore di codifica mi rifaccio, e per memorizzare l'elenco delle cartelle ho utilizzato un ArrayList, così come per le stringhe le espressioni regolari vanno sempre più che bene!

On Error Resume Next

Const HKEY_LOCAL_MACHINE = &H80000002
Const HKEY_USERS         = &H80000003

strComputer = "."

Set objRegistry = GetObject("winmgmts:\\" & strComputer & "\root\default:StdRegProv")
Set ws = CreateObject("Wscript.Shell")
Set temporaryFolders = CreateObject("System.Collections.ArrayList")
Set re = new RegExp

Function GetTemp(ProfilePath, K, Key)
On Error Resume Next
Temp = ws.RegRead(K & "\" & Key & "\Environment\TEMP")

If err.number = 0 Then
re.Pattern = "%USERPROFILE%"
Temp = re.Replace(Temp, ProfilePath)
Else
Temp = Null
End If

GetTemp = Temp
On Error Goto 0
End Function

strKeyPath = "SOFTWARE\Microsoft\Windows NT\CurrentVersion\ProfileList"
objRegistry.EnumKey HKEY_LOCAL_MACHINE, strKeyPath, arrSubkeys

For Each objSubkey In arrSubkeys
rem *** legge il percorso del profilo ***
strValueName = "ProfileImagePath"
strSubPath = strKeyPath & "\" & objSubkey
objRegistry.GetExpandedStringValue HKEY_LOCAL_MACHINE, strSubPath, strValueName, strProfile

rem *** legge il percorso della cartella TEMP ***
FolderTmp = GetTemp(strProfile, "HKEY_USERS", objSubkey)

if isNull(FolderTmp) Then
rem *** non ha letto la chiave, quindi prova a caricare il registro da NTUSER.DAT ***
ws.Run """%WINDIR%\System32\REG.EXE"" LOAD HKLM\TempHive """ & strProfile & "\NTUSER.DAT""", 7, true
msgbox "Leggo " & strProfile
FolderTmp = GetTemp(strProfile, "HKEY_LOCAL_MACHINE", "TempHive")
msgbox "Letto " & FolderTmp
ws.Run """%WINDIR%\System32\REG.EXE"" UNLOAD HKLM\TempHive", 7, true
End If
temporaryFolders.Add FolderTmp
Next

For Each folder In temporaryFolders
Wscript.Echo "Percorso temporaneo da svuotare: " & folder
Next

Come al solito il codice è brutto sporco e cattivo, inoltre in caso di errore.... be meglio verificare per bene prima di eliminare, non si sa mai! Ovviamente posso estendere questo codice, ed aggiungere i percorsi temporanei di Internet Explorer, Mozilla Firefox, oppure qualsiasi altro, basta solo conoscere la posizione di registro che indica il percorso dove sono salvati, oppure basta solo conoscere l'eventuale percorso del file di configurazione presente nel profilo.

Ah forse lo stesso risultato lo si poteva ottenere solamente con un file batch, qualche FOR e molte chiamate all'utility REG.EXE: sarebbe stato più coerente, ma sicuramente molto più illeggibile!

Attenzione
Nel caso in cui vengano utilizzati dei profili roaming, è sempre un rischio andare a toccare i profili salvati in locale, poiché si rischia di far perdere al sistema le informazioni di quale sia l'ultimo profilo utilizzato.

Paradossi della Statistica

Per confrontare la puntialità delle compagnie aeree, spesso vengono pubblicate delle statistiche che aiutano i viaggiatori a scegliere la compagnia migliore. La percentuale di puntualità di una compagnia aerea è definita come numero di voli con ritardi inferiori ai 15 minuti / numero voli totali: s embra ragionevole!

Vediamo un esempio di due compagnie aeree (tratto da un giornale fine anni '80): Nei totali, America West viene premiata (90% di aerei puntuali contro 87%), ma se ci soffermiamo sui dettagli, Alaska Airlines svogle un lavoro migliore presso ogni singolo aeroporto!

Perché questo paradosso? Alaska Airlines vola in proporzione molto di più verso aeroporti le cui condizioni atmosferiche sono spesso peggiori (come Seattle) mentre America West viaggia principalmente a Phoenix, dove il traffico è minore ed il tempo è molto più bello!

Tratto da "Introduction to Probability" lezione 10, dal sito http://ocw.mit.edu. E così ho provato anche ad includere un foglio di calcolo di google docs all'interno di un post (uhm non era difficile, comunque).

Conficker

Mentre molte aziende sono state colpite in maniera massiccia dall'infezione del worm Conficker, nella mia realtà il problema è passato quasi del tutto inosservato: d'altra parte i requisiti di sicurezza per evitare il propagarsi di un'infezione di questo tipo sono decisamente di base, e dovrebbe far riflettere il fatto che molte aziende che trattano dati personali o sensibili non siano state adeguatamente preparate ad una tale evenienza.

In ogni caso, è bene non abbassare la guardia, visto che il Conficker è un worm che non perdona alcuna leggerezza! Per tutte le informazioni relative al worm vedere questo articolo: "Considerazioni per un efficace contenimento dell'infezione Conficker.B".

Uno dei problemi principali consiste nell'individuare quali siano le macchine infette. Fortunatamente sono disponibili numerosi tool di scansione della rete in grado di rilevare eventuali sistemi infetti (vedere Conficker Remote Scanners), tra i quali è presente anche nmap. La sintassi per controllare una macchina od una rete remota è la seguente:

nmap -PN -T4 -p139,445 -n -v --script smb-check-vulns,smb-os-discovery --script-args safe=1 [targetnetworks]

Bisogna comunque tenere in considerazione il fatto che molti pc potrebbero essere spenti od essere collegati alla rete solo saltuariamente, e purtroppo avere un inventario esatti di tutti i pc che "mancano all'appello" non è sempre facile. Ho pensato quindi di far girare saltuariamente il seguente script su di un domain controller:

@echo off  
for /f "tokens=4 delims=: " %%a in ('netstat -na^|find "ESTABLISHED"') do (  
nmap -PN -T4 -p139,445 etc. %%a >> scan_%%a  
)

Questo script estrae tutti gli indirizzi IP che hanno una connessione correntemente aperta con il domain controller, ed effettua una scansione remota sugli indirizzi rilevati.

Certo il rischio è quello di effettuare numerose scansioni allo stesso indirizzo IP, ed il rischio è che alcune connessioni possano venire allegramente ignorate (meglio un windump piuttosto di un netstat, se non vogliamo farci sfuggire nulla). Naturalmente se sarà necessario, sono pronto a modificare lo script per renderlo più funzionale!

Ah un po' di informazioni sul comando for si trovano a questa pagina http://www.ss64.com/nt/for.html.

Browsing di Active Directory tramite Recordset

Esistono molte utility per effettuare il browsing di Active Directory, e che permettono di esportare i risultati di una interrograzione in svariati formati, tra cui testo, CSV, Excel, etc.
Spesso ho bisogno di fare delle elaborazioni particolarmente approfondite sui dati estratti, ed allora mi risulta molto comodo lavorare direttamente con Microsoft Access. La lettura di Active Directory tramite l'utilizzo di un Recordset pertanto è l'ideale!

Function LeggiAD()
    Dim adoConnection As New ADODB.Connection
    Dim adoCommand As New ADODB.Command
    Dim adoRecordset As New ADODB.Recordset
    Dim objRootDSE As Object
    Dim strDNSDomain As String

    Set adoConnection = New ADODB.Connection
    adoConnection.Provider = "ADsDSOOBject"
    adoConnection.Open ("Active Directory Provider")
    Set adoCommand.ActiveConnection = adoConnection

    Set objRootDSE = GetObject("<ldap://RootDSE/>">
    strDNSDomain = objRootDSE.Get("defaultNamingContext")
    adoCommand.CommandText = "<ldap://" & strDNSDomain & >;" & _
                             "(&(objectCategory=person)" & _
                             "(objectClass=user));" & _
                             sAMAccountName,cn;subtree"

    adoCommand.Properties("Page Size") = 100
    adoCommand.Properties("Timeout") = 30

    adoCommand.Properties("Cache Results") = False
    Set adoRecordset = adoCommand.Execute
    Do Until adoRecordset.EOF
        rem fai qualcosa con adoRecordset("sAMAccountName").Value
        rem fai qualcosa con adoRecordset("cn").Value

        adoRecordset.MoveNext
    Loop
    adoRecordset.Close
    adoConnection.Close

    Set adoConnection = Nothing
    Set adoCommand = Nothing
    Set objRootDSE = Nothing
    Set adoRecordset = Nothing
End Function

Questo codice scorre tutti gli utenti presenti in Active Directory (filtrati da objectCategory=person e da objectClass=user) ed estrae i campi sAMAccountName e cn: i dati restituiti potrebbero poi essere inseriti in un altra tabella, o potrebbero essere elaborati in altro modo. In genere utilizzo questo codice come base di partenza, e lo personalizzo a seconda delle necessità!

Modifica ACL tramite script

Spesso mi capita di dover mantenere una struttura di cartelle di Windows che hanno delle ACL personalizzate con un livello di dettaglio molto elevato. Quando i permessi cominciano a diventare complessi lo strumento standard di Windows diventa scomodo ed è facile commettere degli errori.

L'utility Xcacls.exe, che si scarica dal sito della Microsoft, può essere di grande aiuto in tutti questi casi. Ho preparato uno script batch che richiama questa utility, leggendo da un file di testo con l'elenco delle cartelle e delle relative ACL da impostare ad ognuna di esse:

esempio di elencoacl.txt:

"c:\sede\ced";"DOMAIN\user1:C" "DOMAIN\user2:R"
"c:\sede\personale";"DOMAIN\user3:C" "DOMAIN\user4:R"
"c:\sede\personale\dirigenza";"DOMAIN\user3:C"
"c:\sede\personale\pub";"DOMAIN\Everyone:R"
"c:\sede\tecnico";"DOMAIN\user4:C" "DOMAIN\user5:C"
"c:\sede\tecnico\progetti";"DOMAIN\user4:R"
"c:\sede\tecnico\lavori";"DOMAIN\user5:R"

etc...
con il seguente impostaacl.cmd:

set LETTURA="DOMAIN\leggi:R"
set SCRITTURA="DOMAIN\fede:C"
set FULL="BUILTIN\Administrators:F" "NT AUTHORITY\SYSTEM:F"

for /F "tokens=1,2 delims=;" %%a in (elencoacl.txt) do (
  xcacls %%a /T /G %FULL% %LETTURA% %SCRITTURA% %%b /Y
  @if ERRORLEVEL 1 (
    echo Errore set ACL directory %%a
    pause
  )
)

Questo script batch legge in sequenza tutte le righe del file elencoacl.txt , ed imposta ricorsivamente ad ogni cartella i permessi associati. Fare attenzione alle cartelle innestate: questo script non è molto "furbo" e ripete le impostazioni più volte. Verificare che l'ordine delle cartelle sia corretto!

Firma Digitale

La firma digitale è un procedimento che, a partire da un documento informatico e da alcune informazioni associate ad una persona, produce un nuovo oggetto informatico firmato che attesta la volontà della persona di sottoscrivere il documento originario.

Il procedimento che viene applicato al documento da firmare si basa sulla crittografia a chiave asimmetrica, e per avere valore legale equivalente alla firma autografa deve soddisfare dei particolari requisiti.

Crittografia

La crittografia è nata per trasmettere messaggi tra un mittente ed un destinatario in modo sicuro, utilizzando però un canale di trasmissione non sicuro. Un sistema di crittografia serve ad offuscare i messaggi e renderli illeggibili da chiunque non disponga della chiave per decifrarli.

Nella crittografia a chiave simmetrica la chiave che si utilizza per cifrare i messaggi è la stessa chiave che serve a decifrarli.

Naturalmente mittente e destinatario hanno la necessità di scambiarsi in qualche modo la chiave, e per farlo devono utilizzare un canale di trasmissione sicuro; ma se dispongono di un canale sicuro, per quale motivo non utilizzano esclusivamente questo canale anche per i messaggi? Perché il canale sicuro potrebbe essere molto costoso, oppure potrebbe essere disponibile solamente in intervalli di tempo limitati (ad esempio a volte ci si deve trovare di persona per scambiarsi le chiavi).

Quando mittenti e destinatari cominciano a diventare numerosi, oppure quando non si conoscono di persona, la crittografia a chiave simmetrica comincia a mostrare i suoi limiti.

Crittografia Asimmetrica

La crittografia a chiave asimmetrica utilizza invece due chiavi diverse per le operazioni di cifratura e decifratura, permettendo di semplificare il compito di distribuzione delle chiavi. Queste due chiavi sono associate tra di loro e dispongono di una proprietà che le rende molto utili: tutti i messaggi cifrati con una chiave possono essere decifrati soltanto con l'altra chiave, e viceversa. Dal punto di vista logico, queste chiavi funzionano in modo simmetrico. Asimmetrico è l'utilizzo che se ne fa: poiché da una chiave non è possibile ricavare la sua chiave associata, è possibile rilasciare pubblicamente una chiave, la quale prende il nome di chiave pubblica, mentre l'altra chiave, che viene mantenuta segreta, prende il nome di chiave privata.

Per inviare un messaggio sicuro ad un determinato destinatario, è necessario ottenere la sua chiave pubblica e cifrare il messaggio con tale chiave: solamente il destinatario legittimo è in grado di decifrarlo, poiché è l'unico che possiede la sua chiave privata.

Ma tutto questo che cosa c'entra con la firma?

Applicando lo stesso ragionamento al contrario, se un messaggio è decifrabile tramite una chiave pubblica abbiamo la garanzia che esso sia stato cifrato dalla persona a cui è associata tale chiave, poiché è l'unica che possiede la relativa chiave privata.

Certificati

Tutto così semplice? Naturalmente no!

Per scrivere un messaggio sicuro ad un destinatario devo per prima cosa ottenere la sua chiave pubblica; ma come faccio ad essere certo: 1. che il destinatario sia proprio chi mi dice di essere, e 2. che la chiave pubblica sia proprio la sua?

Lo stesso discorso naturalmente vale per il procedimento inverso: per essere certo che un messaggio sia stato cifrato da un utente utilizzando la sua chiave privata, devo essere sicuro di disporre esattamente della sua chiave pubblica.

Scopo dei certificati digitali è proprio di garantire che una chiave pubblica sia associata alla vera identità del soggetto che la rivendica come propria. Un certificato digitale è un documento, firmato elettronicamente da un'autorità di certificazione fidata, che associa una chiave pubblica con un'identità.

Ovviamente per verificare se il certificato digitale è valido, è necessario disporre della chiave pubblica del certificatore: ma gli enti certificatori fidati sono pochi, e le loro chiavi pubbliche possono essere distribuite agevolmente tramite canali sicuri (ad esempio generalmente vengono installate con il sistema operativo).

Dispositivi sicuri

Affinché il sistema della cifratura o della firma funzioni correttamente, è indispensabile garantire che la chiave privata sia mantenuta davvero privata. Se la chiave è memorizzata su di un file su disco o su di una memoria di massa, c'è sempre il rischio che venga in mano a terzi non autorizzati al suo utilizzo. Per evitare questo rischio è necessario utilizzare dei dispositivi di firma sicuri, dei dispositivi cioè che dispongono di una chiave privata la quale, una volta generata, non può essere esportata all'esterno.

Una smart card è un dispositivo di questo tipo: al suo interno contiene infatti una chiave privata che non può essere esportata, e dispone di un chip che effettua le operazioni crittografiche utilizzando la chiave memorizzata all'interno.

Requisiti per la firma digitale

In base alla normativa vigente, la firma forte è l'unica firma che attribuisce al documento informatico una valenza probatoria, e prevede la presenza di una Certification Authority iscritta all'albo dell'AIPA (oggi AgID) e l'utilizzo di un dispositivo di firma sicuro. La firma digitale è un tipo di firma forte.

(Nota: la terminologia "firma forte" / "firma debole" è stata superata dal regolamento eIDAS e dal CAD. Oggi si parla di firma elettronica qualificata, firma digitale, firma elettronica avanzata, firma elettronica semplice. I principi tecnici restano gli stessi.)

Una firma che non possiede i requisiti precedenti è detta firma debole: la valenza probatoria del documento firmato tramite firma debole è soggetta alla discrezionalità del giudice.

Impronta del documento

L'impronta è un processo tramite il quale è possibile ottenere da un oggetto informatico di dimensione qualsiasi una sequenza di bit a lunghezza fissa (ad esempio 128 o 160 bit nel 2009, oggi 256 bit e oltre). Visto che l'impronta ha lunghezza fissa mentre l'oggetto di origine può avere qualsiasi lunghezza, è naturalmente possibile ottenere delle collisioni, ovvero più oggetti diversi possono avere la stessa impronta. Un algoritmo che calcola le impronte dei documenti è sicuro se non permette di ottenere facilmente, data un'impronta, un oggetto che possa generarla.

Ridurre documenti di qualsiasi dimensione ad una stringa di bit molto corta permette di effettuare calcoli molto più veloci rispetto a quelli necessari nel caso in cui l'operazione dovesse effettuarsi sul documento intero.

Procedura di generazione di un documento firmato

Il titolare di una coppia di chiavi può firmare digitalmente un documento adottando la seguente procedura:

  • calcola l'impronta del documento
  • esegue la cifratura dell'impronta utilizzando la sua chiave privata
  • allega il documento in chiaro
  • allega l'impronta cifrata del documento
  • allega il certificato rilasciato dall'autorità di certificazione

Tutti gli allegati vengono inseriti in una busta formato standard PKCS#7 (oggi CAdES per i file .p7m, PAdES per i PDF, XAdES per l'XML) che viene spedita al destinatario.

Il destinatario, per essere certo dell'autenticità e dell'integrità del messaggio arrivato, effettua la seguente procedura di verifica:

  • accede al certificato del mittente, contenuto nella busta
  • verifica tramite l'autorità di certificazione che il certificato non sia stato revocato o sospeso
  • decifra l'impronta del documento con la chiave pubblica del mittente
  • calcola l'impronta del documento ricevuto

Se l'impronta calcolata equivale all'impronta decifrata, il documento non è stato manomesso ed è corrispondente a quello che il mittente ha firmato.

Vulnerabilità

Un dispositivo di firma quale la smart card è un dispositivo sicuro. Il PC che calcola l'impronta del documento invece è potenzialmente insicuro: come si può essere certi che l'impronta firmata dalla smart card sia esattamente l'impronta del documento visualizzato ed effettivamente scelto dall'utente?

(Nota: oggi il problema si è spostato sulla firma remota e sui servizi cloud, dove la chiave privata è su un HSM del provider. Il principio resta lo stesso: il punto debole non è il dispositivo di firma, ma tutto ciò che sta intorno.)

Altri problemi potrebbero riguardare documenti non statici che contengono istruzioni o codici eseguibili, ma tali documenti sono esclusi dalla validità della firma secondo la normativa vigente.

Infine è possibile, almeno teoricamente, creare documenti ambigui che sono validi in più formati. Si suppone però che anche questi documenti siano esclusi dalla validità della firma.

Last.fm API e Python

Il mio primo programma Python non è certamente un esempio da inserire in un manuale di stile, ma non era nemmeno quella l'intenzione; ci tenevo a scrivere qualcosa che fosse utile e che avesse risultati pratici fin da subito.
Con piccole variazioni al codice ho potuto individuare i brani doppi, ho potuto correggere alcuni titoli errati, ho potuto individuare gli artisti che comparivano "sdoppiati" a causa del tag artistsortorder mancante.
Ed ora, che cosa resta?
Ho pensato che sarebbe stato interessante sistemare anche il genere musicale...

Last.fm

Last.fm è un social network di utenti accomunati dalla passione per la musica. Una caratteristica che lo rende interessante è la funzione di scrobbling: di ogni utente viene creato un profilo dettagliato che comprende tutti i brani ascoltati tramite l'apposita radio oppure tramite un plugin installato nel proprio player.
Gli utenti inoltre possono aggiungere dei "tag", ovvero delle etichette, agli artisti, agli album, alle canzoni che ascoltano. Da questi tag è possibile ottenere molte informazioni, tra cui il genere musicale di un artista. Ma come si possono estrarre queste informazioni?

Last.fm API

Fortunatamente Last.fm mette a disposizione dei Web Services attraverso i quali è possibile estrarre tutte le informazioni presenti sul sito. Dato per scontato che non è sempre precisa (il "tag" è un'etichetta generica, che non sempre coincide col genere musicale), la funzione artist.getTopOfTags sembra proprio avvicinarsi il più possibile a quanto stavo cercando.

Il codice

import sys
import win32com.client
import httplib
import urllib
import xml.dom.minidom

dic = dict()

def artistGetTopOfTags(artista):
  artist_url = u"http://ws.audioscrobbler.com/2.0/?method=artist.gettoptags&artist=%s&api_key=YOUR_KEY"
  url = artist_url % urllib.quote(artista.encode('utf8'))
  dom=xml.dom.minidom.parse(urllib.urlopen(url))
  genre=""
  for tag in dom.getElementsByTagName('tag'):
    name = ""
    count = ""
    for child in tag.childNodes:
      if child.nodeName == "name":
        name = child.firstChild.nodeValue
      if child.nodeName == "count":
     count = child.firstChild.nodeValue
    if count=="100":
      genre = name
  return genre.title()

def genere(artista):
  if not artista in dic:
    dic[artista]=artistGetTopOfTags(artista)
    print artista
  return dic[artista]

def main(*args):
  itunes = win32com.client.Dispatch("iTunes.Application")
  mainLibrary = itunes.LibraryPlaylist
  tracks = mainLibrary.Tracks
  numTracks = tracks.Count
  n = 1;

  while n <= numTracks:
    currTrack = tracks.Item(n)
    if genere(currTrack.Artist) != "":
      try:
        currTrack.Genre = genere(currTrack.Artist)
      except:
        print "eccezione!"
    n+=1

if __name__ == '__main__':
  sys.exit(main(*sys.argv))

va bene, le eccezioni dovranno essere gestite meglio, e va bene, il genere musicale non è sempre corretto. Però i portali Web che mettono a disposizione delle funzioni tramite Web Services sono sempre più numerosi (es. Google, Yahoo Weather, etc...) e mi pareva interessante porre le basi per iniziare ad utilizzarli. Sembra che il metodo più pythoniano di parserizzare un file XML consiste nell'utilizzare la libreria ElemenTree, e non la libreria DOM standard... bene vedremo di approfondire anche questo!